Mutazioni e vaccini

I virus cambiano costantemente attraverso le mutazioni, cambiamenti del loro corredo genetico, ed è prevedibile che nuove varianti di un virus si manifestino nel tempo. Queste varianti possono modificare, in senso positivo o negativo la trasmissibilità e, diciamo così, la sua capacità di indurre malattia.

Questo avviene per tutti i virus, da quelli per il raffreddore a quelli della influenza stagionale , un po’ di più per i virus a RNA e un po meno per quelli a DNA

Queste mutazioni fanno sì che praticamente ogni anno sia necessario ricorre ad un nuovo vaccino per contrastare l’influenza stagionale

Il SARS-COV-2 non è da meno, e moltissime varianti sono state identificate: la più conosciuta è la B117, la famosa variante inglese, ma molte altre sono state identificate, in Amazzonia, in Nigeria e in Sudafrica..e chissà quante altre per ora sconosciute

Mentre per quasi tutte è stata verificata una maggiore trasmissibilità, non esistono prove che possano provocare malattia più grave, così almeno sembra per la cosiddetta variante inglese, la più nota

Ma il vaccino funziona per queste varianti?

La buona notizia è che al momento sembrerebbe che i vaccini attualmente disponibili siano in grado di generare una risposta atta a combattere queste varianti, e la maggior parte degli esperti ritiene improbabile che i vaccini falliscano a causa della natura della risposta immunitaria al virus. 

L’unica variante che desta preoccupazione è la sudafricana che, in alcune prove di laboratorio, ha evidenziato la capacita di eludere la riposta anticorpale generata dal vaccino.

Queste mutazioni non si fermano, e non si può escludere la possibilità che ad un certo punto possa nascere una mutazione resistente, cosa che può costringere ad una vaccinazione stagionale, nè più nè meno di quello che avviene per la classica influenza

La seconda buona notizia è che i vaccini ad mRNA, proprio per la loro tecnologia, si prestano ad una modifica in tempi rapidissimi, molto più rapidi dei tradizionali vaccini.

Nel frattempo, forti di quello studio che ho citato ieri sull’efficacia della protezione della mascherina, non stanchiamoci di indossarla: in abbinamento alla distanza individuale e al lavaggio delle mani è in grado di dare una protezione dal contagio dell’87%, mica male direi

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