A proposito di trombosi post-vaccino

Il COVID19 ci ha distrutto, ha distrutto le nostre abitudini, le nostre relazioni, ha spezzato vite di cari amici e parenti, ci ha tolto un pezzo di vita.

E’ normale che la pandemia occupi quasi totalmente le nostre conversazioni, i nostri pensieri, i giornali, le tv; la tensione è a fior di pelle e tutto è amplificato dall’ansia e dalla preoccupazione.

In questo contesto la notizia di una possibile complicanza legata alla somministrazione del vaccino genera apprensione, se poi di morte si tratta, oltre che giusto indagare, provoca una tale paura da far rinunciare al beneficio di una protezione da una malattia potenzialmente mortale.


Purtroppo nella vita, come in maniera decisamente più brillante di me dice Michele Serra, non esiste il rischio zero, a partire dal concepimento al parto; in Italia ogni anno 50 mamme muoiono per parto, e i parti sono infinitesimamente inferiori di numero ai vaccinati.
Sono volutamente crudo per sottolineare che ogni azione umana ha un rischio, anche andare al bar a bere il caffè


Come ho già avuto modo di dire, non esiste al mondo nessun farmaco o vaccino che sia totalmente esente da possibili (ma non certi) effetti collaterali. Il motivo per il quale vengono comunque somministrati è che l’effetto benefico terapeutico (dei farmaci) e preventivo (dei vaccini) è enormemente prevalente rispetto ai possibili, e ripeto non certi, effetti collaterali.
Perchè un vaccino può dare effetti collaterali? Ancorchè non in grado di produrre una malattia vera e propria, le sequenze genetiche introdotte possono determinare gli stessi sintomi però sfumati della malattia per la quale si è fatto il vaccino e sono essi stessi stimolo al sistema immunitario a produrre anticorpi.

Oggi non abbiamo un’arma migliore dei vaccini per prevenire le malattie e comunque i possibili effetti collaterali sono sempre minori dei farmaci che eventualmente potremmo utilizzare per curare.

In genere comunque gli effetti sono molto contenuti, durano al massimo due giorni e solo eccezionalmente possono dare grandi problemi; certo su milioni di dosi somministrate l’evento avverso serio può capitare, sempre che ci sia una correlazione nei pochi casi riportati (ma ricordiamoci dei cento mila morti per malattia solo in Italia)


La correlazione che più preoccupa e che ha determinato la sospensione del vaccino Astra Zeneca è la trombosi, patologia che ha comunque una certa incidenza nella popolazione normale: nella vita professionale di ogni medico vi è stata conoscenza di casi di trombo embolia polmonare molto severa e anche mortale in soggetti sani

Sono persone che, magari per un difetto genetico, hanno una trombofilia, ovvero la tendenza all’ipercoagulazione.

Il vaccino potrebbe, in soggetti predisposti, far sviluppare una trombosi, come potrebbe farlo una banale influenza o un allettamento anche di pochi giorni o addirittura un lungo viaggio aereo (la cosiddetta sindrome da classe economica)
C’è qualcosa che possiamo fare per ridurre il rischio?

Fin dagli inizi della pandemia agli amici che hanno contratto il COVID e che mi hanno chiesto consigli ho prescritto molto presto una aspirinetta, e oggi alcuni lavori mi sostengono nella mia idea, di seguito uno di questi: “Acetylsalicylic acid (Aspirin): a potent medicine for preventing COVID-19 deaths caused by thrombosis and pulmonary embolism”

Parimenti, appena sarà possibile riprendere le vaccinazioni, sarà il mio consiglio per la prevenzione della trombosi se non esisteranno controindicazioni


Ma non fate automedicazione, sentite sempre il parere del vostro medico

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